Anne Marie Maes (Belgio)

Intelligent Guerrilla Beehive – Categoria A

L’Intelligent Guerrilla Beehive è un progetto di ricerca a metà tra arte e scienza. Affronta temi di sostenibilità e biodiversità, offrendo agli spettatori un’esperienza artistica della ricerca della Maes collegata alla scomparsa dell’ape mellifera.

L’Intelligent Guerrilla Beehive è basata sul lavoro con gli sciami di api e sulla minaccia affrontata da questi superorganismi intelligenti che rispondono come bioindicatori alle influenze ambientali. La loro vita di comunità è basata sul fare rete, sulla collaborazione e l’intelligenza collettiva.

Il prototipo dell’Intelligent Guerrilla Beehive esternamente ha la forma del polline, con all’interno uno spazio per lo sciame. L’alveare è coperto da una membrana prodotta da batteri che cambia colore in base ai parametri di inquinamento ambientale. L’alveare contiene, inoltre, strumenti per monitorare lo stato delle celle (temperatura, umidità etc.).

Altre info su Intelligent Guerrilla Beehive:

https://annemariemaes.net/projects/the-intelligent-guerrilla-beehive

Un video sul progetto: https://vimeo.com/300346966

    Grazia De Carlo (Italia)

    Outfit – Categoria A

    Percorrendo i tempi con grande spirito imprenditoriale, l’idea è quella di trasformare un’antica e preziosa tradizione, che affonda le sue radici nel passato (quella della lavorazione e tessitura della lana), in un’attività organizzata, capace di creare reddito e sviluppo nel territorio; ribaltando la realtà di oggi, quella realtà in cui le generazioni di oggi (come quelle passate) per sopravvivere, si ritrovano a prendere la via di qualche città lontana piuttosto che restare e sfruttare quel che offre il territorio. Questo è un progetto per agire, per creare una piccola filiera lavorativa in cui ogni elemento è interconnesso agli altri in una rete. Un progetto che ci faccia crescere e ci promuova.

    E’ solo un punto di partenza, uno spunto progettuale che possa ingranare un meccanismo di entusiasmo e lavoro, che possa incrementare la voglia di far crescere i paesi con questa stessa realtà e le aspettative del loro futuro…che possa rivalutare un prodotto del nostro territorio matesino (come la lana) in modo da non farlo morire.

      Vincenzo Tenore (Italia)

      Prêt-à-porter – Categoria A

      Prêt-à-porter è un sistema di custodie in legno curvabile atte a contenere caciocavalli e formaggi di forma sferica e cilindrica.

      Le custodie, disegnate secondo un principio di adattabilità al prodotto, si compongono di una plancia di legno curvabile fresato, avente un foro per 1 alloggiamento della testa del formaggio, tre asole superiori per il passaggio del cordoncino di chiusura, e due asole inferiori: la prima permette l’incastro di chiusura con il lembo superiore, la seconda costituisce un comodo manico per il trasporto.

      Il progetto ha lavorato principalmente alla traduzione di quegli elementi della tradizione casearia e della pastorizia più vicini al territorio e meglio utilizzabili ai fini costruttivi.

      All’apertura, l’involucro e utilizzabile come tagliere ed è quindi utile alla porzionatura e al servizio immediato del formaggio stesso. Prêt-à-porter appunto, facile e versatile.

        Enrica De Falco (Italia)

        Naturalmente Colore – Categoria B

        Naturalmente colore srls è una Start up innovativa, Spin off Accademico dell’Università degli Studi di Salerno, che opera nel settore della Green Economy e della Economia circolare, per la messa a punto di prodotti quali pitture, tonachini, marmorini a base di calce, colorati con residui di coltivazione e/o piante spontanee caratteristici di un territorio, opportunamente selezionati e processati, da utilizzare nel settore della bio-edilizia prevalentemente, ma anche in altri settori che possono richiedere l’uso di materiali coloranti innovativi e a basso impatto ambientale, fuori dagli schemi della grande distribuzione.

        L’obiettivo è stato quello di ottenere un nuovo prodotto grazie al recupero di materiale di scarto di facile reperibilità e a distanza ridotta, contribuendo a ridurre i costi di smaltimento e rafforzando una filiera a basso impatto ambientale, basata sulla riduzione dello spreco.

        La qualità dei prodotti è comparabile con quella degli analoghi presenti sul mercato, elevata eco-compatibilità in tutta la filiera, dalla produzione all’applicazione, allo smaltimento dei residui, rispetto per la salute di chi prepara i prodotti e di chi li applica, oltre che di chi abita i luoghi.

          Antonella Violano – Salvatore Del Prete

          IGBM (Innovative Grown Bio-based Material)

          IGBM (Innovative Grown Bio-based Material) è un materiale innovativo coltivato a base biologica, totalmente naturale, frutto di un progetto di ricerca sperimentale finalizzato alla produzione di isolanti termici e nuovi materiali per il green-packaging, condotto in partenariato tra università (Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale – DADI – dell’Universita della Campania “L. Vanvitelli”) e soggetti industriali (tra cui ii principale è Service Biotech), finanziatori e fornitori delle materie prime per la fase sperimentale.

          La sperimentazione condotta presso il DADI riguarda l’uso di cinque diversi tipi di paglie (canapa, tabacco Burley, tabacco Virginia, grano duro, grano tenero e orzo), scarti di lavorazione di produzioni locali reinseriti come input (approccio “pro-sumer” — Bresso, 1993) in un nuovo processo produttivo a impatto ambientale zero, con minimo embodied energy (il processo prevede l’uso di energia solo nella fase di trinciatura, pastorizzazione ed essiccatura del materiale) e trascurabile carbon footprint: un processo, quindi, estremamente eco-compatibile e resiliente.

            Antonio De Falco (Italia)

            AgriBioM

            AgriBioM sviluppa brevetti di ricerca, fino alla produzione, principalmente nel settore agricolo, per fornire soluzioni alternative ecologiche molto valide per ridurre drasticamente il degrado ambientale. L’attività principale è la produzione di uno spray per pacciamatura completamente biodegradabile e

            compostabile che prevenga la crescita di erbe infestanti nel terreno vicino a piante e frutti. Un’alternativa ecologicamente valida ai film plastici utilizzati come pacciamatura, è la metodologia spray. Consiste nel spruzzare direttamente sul terreno un’emulsione acquosa a base di polisaccaridi e fibre vegetali, che generano una geo-membrana protettiva (film biodegradabile) che, dopo aver eseguito la sua funzione di pacciamatura, viene macinata e sepolta per essere facilmente metabolizzata dalla flora batterica presente nel terreno. L’uso di polimeri di origine naturale e l’applicazione nel mulching delle colture attraverso la metodologia spray, rappresenta una valida alternativa all’uso di plastiche di origine petrolifera non biodegradabili.

            L’impatto ambientale è quindi nullo. Si tratta di un prodotto in perfetta coerenza con le emergenze sociali e ambientali in perfetta sintonia con i principi dell’economia circolare.

            https://youtu.be/VxuIVlRRy7c

              Faith Kane & Tanya Ruka (Nuova Zelanda)

              Harakeke

              Harakeke è una delle piante autoctone più distintive di Aotearoa in Nuova Zelanda. Cresce in tutto il paese, dal livello del mare a circa 1300 metri di altitudine e si trova comunemente nelle zone umide di pianura, lungo i fiumi e nelle zone costiere su estuari, dune e falesie. Harakeke può assumere un ruolo guida nello stabilire una rinnovata industria indigena accanto alla matrice agricola esotica nella pianura di Aotearoa, in Nuova Zelanda.

              Questo lavoro comprende una serie di nuovi concetti di materiali derivanti da una recente indagine sullo sviluppo di bio-compositi e non tessuti basati su Harakeke (Phormium Tenax / New Zealand Flax).

              Le prove di lavorazione intraprese per realizzare i nuovi concetti materiali hanno riunito le conoscenze della pratica della tessitura di harakeke indigena, delle pratiche artistiche, della lavorazione delle fibre naturali e delle tecniche di lavorazione dei biopolimeri a base industriale. I concetti materiali risultanti sono stati valutati in relazione alle percezioni degli utenti, alle potenziali applicazioni del prodotto e alle opportunità di utilizzo finale.

                Sandy Heffernan (Nuova Zelanda)

                Materiali del Matese

                Il materiale ottenuto dalla lavorazione della lana e dagli scarti di produzione del cartone genera le migliori prestazioni possibili. Le fibre naturali vengono prodotte dagli scarti, poi nuovamente riciclati in prodotti per l’edilizia abitativa. Non è richiesta alcuna resina sintetica aggiunta.

                I valori etici e sostenibili sono fondamentali per l’intero sistema di prodotti riciclabili. I materiali di partenza, i processi di produzione, la composizione e lo smaltimento a fine vita hanno una bassa impronta di carbonio e un impatto ambientale minimo. Grazie alla “colla” ligno-cellulosica che attacca le cellule vegetali, l’approccio innovativo e l’innovazione potrebbero proliferare nei materiali utilizzando i rifiuti lignei-cellulosici. Trovati in paglia di grano, polvere di segatura, rifiuti di carte, canapa, viti e rovi, tali prodotti aiuteranno a cambiare il modo in cui viviamo.

                Materiali del Matese, materiali sostenibili e versatili possono diventare un nome familiare con enfasi sulla funzionalità e l’estetica, accoppiata ad alte prestazioni di resistenza alla trazione e una sensazione simile al legno.

                  Tiziana Monterisi (Italia)

                  RiceHouse

                  Promuovere e sostenere l’utilizzo della paglia di riso e della lolla come materiale da costruzione, al fine di attivare un processo virtuoso dal punto di vista sociale, economico, ambientale, agricolo e architettonico. L’enorme potenzialità di tutto quello che “resta sul campo” può realmente essere messa a sistema sviluppando soluzioni concrete e attuabili nell’ottica di far diventare i sottoprodotti dell’agricoltura una risorsa e un giacimento di energia pulita in termini socio-economici e di sviluppo sostenibile. Una nuova economia legata ai prodotti secondari dell’agricoltura assume così un potenziale di sviluppo concreto trainato dalla diffusa responsabilità ambientale, dall’innovazione tecnologica e dalla crescente necessità di rallentare il prelievo di risorse primarie e l’uso indiscriminato dei materiali di origine petrolchimica.

                  RiceHouse si pone come obiettivo quello di diventare lo snodo focale di filiera ponendosi come obiettivi principale la commercializzazione di nuovi materiali: paglia, lolla, termo intonaci, massetti alleggeriti e finiture in lolla-calce. Le materie sono utilizzate per la realizzazione di pannelli prefabbricati in legno e paglia di riso destinati alla costruzione delle strutture di edifici ecosostenibili, secondo un approccio alla bioarchitettura che valorizza gli scarti dell’agricoltura minimizzando la produzione di rifiuti e l’impatto ambientali.

                    Antonietta Izzo (Italia)

                    Pratiche di custodia del territorio

                    La proposta prende in esame, come caso studio, il comune di Valle Agricola in provincia di Caserta, facente parte del Parco Nazionale del Matese, area che ha sempre ospitato un’economia basata su attività agricole e di allevamento. Nell’ ultimo ventennio il territorio è stato interessato da processi di spopolamento, di abbandono di terreni e di attività agricole, di perdita di biodiversità e da una conseguente marginalizzazione.

                    Il lavoro svolto si è basato sulla ricerca di soluzioni concrete locali per risolvere i problemi che affliggono il Comune montano, trovando nelle pratiche di custodia agraria, il metodo per la definizione di un progetto innovativo sia per la gestione e la salvaguardia del territorio e sia per una crescita di welfare locale e comunitario, rendendo sia i terreni agricoli e sia i mestieri, saperi e sapori del passato come beni comuni.

                    Si è cercato di rendere l’ambiente agricolo di Valle Agricola non solo come luogo di produzione di beni ma anche come fonte di beni simbolici.

                      Cinzia Silvia Zonta, Teresa Dardo & Mirco Corato (Italia)

                      terrazziAmo

                      Oggigiorno i nostri paesaggi terrazzati sono soggetti all’abbandono e allo spopolamento, in favore di modelli di vita e consumo urbani e di standard meccanizzati di produzione. In questo quadro difficile e controverso tre associazioni del vicentino (Adotta un terrazzamento, TerrazziAmo e Vaghe stelle) vogliono condividere con il territorio del Matese, oltre al racconto di buone pratiche, un’azione concreta e partecipata: un laboratorio di restauro di un muro in pietra a secco, che diventi occasione di confronto tra tecniche e saperi, di confronto intergenerazionale, d’incontro tra comunità. Un cantiere con finalità didattiche, ma anche un luogo di convivialità e di festa, dove sperimentare una nuova socialità.

                      L’associazione Adotta un terrazzamento in Canal di Brenta APS ha partecipato operativamente alla conservazione del paesaggio terrazzato attraverso la realizzazione di attività pratiche legate alla terra e alla sua cura. Gli appezzamenti terrazzati che l’Associazione prende in gestione, vengono affidati a nuovi fruitori (coltivatori, apicoltori, ecc.), a scuole o ad associazioni, tramite un contratto di comodato d’uso. Adotta un terrazzamento si fa mediatore fra i proprietari dei terreni e coloro che desiderano ricoltivarli, rendendoli nuovamente disponibili.

                        Giorgio Deplano (Italia)

                        Campi D’Arte

                        Il progetto è nato nelle campagne sarde del medio Campidano all’interno di quattro magazzini abbandonati della azienda agricola C.I.O. In questi spazi viene realizzato un progetto di riqualificazione per ridare loro la vita, dopo una lunga inattività ventennale.

                        L’attività di Campidarte ruota attorno a cinque parole chiave collegate – #natura #arte #design #eventi #gastronomia – Il territorio che occupiamo e i progetti ad esse connessi, in particolare per quanto riguarda l’agricoltura e il paesaggio, possono essere riassunti nel concetto di natura. Progettiamo e produciamo oggetti: attraverso le nostre residenze, le opere e le mostre collettive che ne derivano. Inoltre, organizziamo vari tipi di eventi culturali che includono anche cibo e cucina.

                        Il legame con il mondo della produzione artistica è stato ed è possibile grazie alle residenze che Campidarte offre, periodi di immersione più o meno lunghi trascorsi nei nostri spazi.

                        Campidarte vuole anche essere un punto di riferimento per eventi culturali riguardanti vari campi, dalla musica, ai laboratori, alla cucina.

                          Emanuela Ascari (Italia)

                          Carbon Negative

                          Coltivare canapa per ottenere il materiale con cui realizzare un’opera, stimolando una filiera produttiva, risparmiando CO2 e risanando l’ambiente, per una produzione estetica e ambientale.

                          La canapa, cannabis sativa, pianta della tradizione agricola italiana oggi scomparsa, possiede caratteristiche utili alle condizioni dell’ambiente attuale. Crescendo compie un’importante azione di equilibrio ecologico, assorbendo grandi quantità di CO2, ma anche metalli pesanti dal suolo, contribuendo così alla salute del territorio dove vive. Inoltre la canapa, grazie alla sua rapida crescita, modifica notevolmente e temporaneamente il paesaggio e, producendo molta biomassa in poco tempo, assorbe più CO2 di quanta se ne produce dalla sua coltivazione-lavorazione, ed è considerata carbon negative. Il lavoro proposto verrebbe così realizzato con un risparmio di CO2.

                          Il progetto è di realizzare un piccolo padiglione in calce e canapulo di canapa, un composto termoisolante, ignifugo, resistente e traspirante, usato in bioedilizia, dove esporre le fasi del processo che lo hanno reso possibile.

                          Per essere realizzato il progetto intende coinvolgere agricoltori locali, e altri soggetti del territorio, nell’idea di attivare una filiera, oggi inesistente, che permetta nel tempo la realizzazione dell’opera.

                            A-01 (A Company / A Foundation), Oliver Schütte e Marije van Lidth de Jeude (Costa Rica / Olanda) con Bill Price, Brown Endowed Chair, School of Architecture, Prairie View A&M University (USA)

                            The Chira Project

                            Il Progetto Chira in Costa Rica, un progetto multidimensionale per lo sviluppo rurale nell’isola di Chira nel Golfo di Nicoya.

                            È iniziato con un edificio e una campagna adiacente: il Centro Riciclaggio e Comunità di Chira (RCCC). L’RCCC è stato definito come una prima campagna di intervento e sensibilizzazione a causa di un bisogno attuale e urgente: finora, la popolazione dell’isola (circa 3000 abitanti) per lo più brucia, seppellisce o butta la spazzatura nel mare. Ciò ha creato gravi problemi ambientali e socioeconomici in quanto la maggior parte degli isolani vive di pesca artesiana. Eliminando i loro rifiuti nel mare, la popolazione contribuisce alla distruzione delle popolazioni di pesci nel Golfo di Nicoya e, di conseguenza, alla distruzione dei loro stessi mezzi di sostentamento.

                            Agli isolani verrà insegnato come pulire e separare i loro rifiuti e, soprattutto, come evitare gli sprechi. Il centro insegnerà anche agli isolani le possibilità di costruzione sostenibile e l’uso delle risorse naturali. L’edificio stesso raccoglie l’acqua piovana e l’energia solare per integrarsi completamente con l’ambiente naturale. In un’ulteriore collaborazione con l’Università Nazionale della Costa Rica, un orto biologico e una struttura di allevamento di ostriche sono costruiti per diversificare l’economia e la dieta locale.

                              Fabrizio Milani & Simona La Neve (Italia)

                              Mesale

                              Mesale indaga le modalità con cui è necessario riflettere in merito agli usi civici del patrimonio paesaggistico da parte di Comuni e residenti del Matese, in una prospettiva di tutela e sviluppo sostenibile. L’azione territoriale di Mesale agevola queste riflessioni proponendo un incontro conviviale presso uno dei tratturi che si snoda da San Potito Sannitico verso il Parco del Matese e in direzione dei confini con la Basilicata. Con l’obiettivo di convogliare il maggior numero di persone si avvierà un’azione di propaganda nelle comunità limitrofe a San Potito Sannitico, stazionando nelle piazze dei comuni e chiedendo in dono alcuni tessuti di scarto o inutilizzo e/o panni di varie fibre.

                              Il materiale recuperato in loco verrà intrecciato e cucito con alcuni materiali dell’artista. I tessuti sono sovrapposti a cura dell’artista, senza gerarchie in un “meticciamento” che rispecchia riflessioni e condizioni del Parco nazionale nascente. Un enorme mesale disteso sul terriccio di uno dei tratturi rappresenta il luogo d’incontro con gli invitati per un eco picnic.

                                Sandy Heffernan (Nuova Zelanda)

                                Colore per Matese

                                Un concetto di colore esplorato come senso del luogo e senso del tempo. Utilizza i rifiuti di fine estate della Nuova Zelanda, l’uva rossa e le foglie di ciliegio in fiore, l’indaco, il ferro e un pizzico di tinta cocciniglia. I ritmi visivi e le forme del paesaggio del Matese vengono definiti come se la lente guardasse la montagnola, catturando un’oliva, una prugna salvia e una tavolozza di colori di ciliegie in gran parte derivati ​​dalla raccolta di uva rossa di fine estate.

                                Un approccio innovativo alla colorazione dei tessuti ha il potenziale per incorporare materie prime locali, rifiuti di produzione, prodotti ecologici. Ad esempio, altri rifiuti agricoli derivanti dalla coltivazione potrebbero essere utilizzati per produrre colori diversi e utilizzare pienamente le risorse di materiali di scarto.

                                L’artigianato locale e la produzione che include i rifiuti potrebbero generare prodotti che fanno specifico riferimento alla regione del Matese con un basso impatto ambientale. La lunghezza del tessuto rivela ricordi nelle sue pieghe, resiste e illustra un processo simile a una mappa topografica astratta della catena montuosa del Matese.

                                  Nello Antonio Valentino & Aniello Rega (Italia)

                                  Canopic rebirth

                                  In ogni laboratorio che si rispetti lo scarto delle argille non più pure, cioè contaminate da altre argille tecnicamente diverse, rappresenta un vero problema nello smaltimento. Nonostante la materia prima rimane naturale bisogna smaltirla come rifiuto speciale. Riutilizzare lo scarto per reinserirlo nel processo produttivo è tema fondamentale dell’economia circolare.

                                  Nel nostro caso il passaggio è l’ultimo, la terra alla terra. L’urna realizzata con argilla secca e decorata con acidi naturali, aceto o limone, raccoglie le ceneri del defunto e una manciata di semi. Appena pronti si procede al rito della sepoltura sotterrando l’urna che inumidita si sgretola dando libertà ai semi.

                                  La pianta che nasce è in memoria del seppellito e pianta dopo pianta avremo uno spazio cimiteriale, non più composto da palazzoni ma da foreste.

                                    Giuseppe Vultaggio (Italia)

                                    Le radici del teatro

                                    Il progetto “Le radici nel Teatro” è un’installazione temporanea che esorta a un uso consapevole del territorio agricolo al fine di realizzare nuove centralità sub-urbane. La valorizzazione di aree, che tradizionalmente sono sfruttate esclusivamente nel processo produttivo agricolo, contribuirà a un processo di decongestionamento dei centri urbani e alla nascita di nuovi modelli relazionali.

                                    Poiché nel percorso evolutivo delle comunità il teatro ha sempre rappresentato uno spazio di coesione sociale e condivisione dei valori, nel pensare a un’opera-manifesto del rilancio delle aree sub-urbane, la scelta non poteva non ricadere su di esso: luogo evocativo capace di essere al tempo stesso centro di produzione artistica, polo di aggregazione e attivatore di processi relazionali.

                                    Il modello è fisicamente composto da balle di fieno disposte sul terreno che al termine dell’esperienza socio-culturale potranno essere utilizzate come nutrimento per gli animali delle aziende agricole locali, non interrompendo mai il ciclo di scambio tra società e teatro, tra vita e rappresentazione.

                                      Ruobing Tang & Co. (Cina)

                                      Semi di dente di leone – Category A

                                      Il progetto consiste in uno pseudo-ambiente per la propagazione dei semi. I semi di dente di leone sono sigillati in una sfera di plastica trasparente e dispersi nell’ambiente naturale. Le sfere sono trasportate dal vento e quindi i semi vengono sparsi su prati, rocce e acqua. I semi di dente di leone, che si sviluppano direttamente da cellule germinali, creano dei movimenti imprevedibili causati dal vento.

                                      Si propagano liberamente e crescono in luoghi nei quali finiscono casualmente, contrapponendosi all’ideale dell’uomo al centro, con la sua tendenza all’ordine e a seguire degli standard.

                                      I semi hanno varie proprietà, sono infiniti e infinitamente piccioli, sono il principio di tutte le cose. Ogni seme rappresenta una “massa” pronta a rompere la superficie della città, rompendo la superficie dell’ordine e della stabilità. Il lavoro è un tentativo di ristabilire la relazione tra umani e natura, per stabilire nuove connessioni e liberare il potere creativo e la diversità delle forme organiche.

                                        Licia Longobardi (Italia)

                                        Le antiche rose

                                        L’obiettivo generale consiste nel valorizzare e tramandare il patrimonio, non solo botanico, ma anche fortemente simbolico legato alla produzione di uno dei fiori piu’ belli e piu’ noti al modo: la rosa. Di rose erano adorne molte domus dell’ager campanus, ma anche aree agricole molto estese.

                                        Quel fiore rosso, profumato e rifiorente, riportato nei testi classici di Plinio e Columella, e’ tornato a vivere grazie alla ricerca scientifica svolta dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e dal Dipartimento di Agraria dell’ Universita’ Federico II di Napoli in collaborazione con l’associazione La Rosa antica di Pompei. Per mezzo di tali studi e’ stato possibile riprodurre un genoma molto simile a quello antico per poi passare alla messa a dimora delle piantine (ottenute in vitro) in alcune delle domus dove effettivamente dovevano trovarsi all’epoca, come ci indicano i rinvenimenti archeologici. Attualmente, la fioritura negli Scavi costituisce un’ulteriore attrazione per i visitatori.

                                        Nella fase successiva si e’ passati ad una coltivazione-prototipo di rosa antica da utilizzare nella cosmesi per ricavarne profumi e saponi.

                                          Federica Manzitti (Italia)

                                          Versi

                                          Versi è un podcast che raccoglie e reinterpreta i suoni dell’ambiente rurale e di chi lo abita: animali – uomini compresi – vegetali, minerali.

                                          Le voci di chi abita le aree interne, voci spesso inedite, voci materiche, testimonianze di vite altre, alternative, si potrebbe dire, i suoni della natura, il silenzio non-silenzio, la potenza del piccolo e infine il linguaggio dell’uomo con la natura. Questo il materiale di cui sarà fatto “Versi”. Un podcast in 10 puntate da 5 minuti l’una. Accessibile a tutti gratuitamente attraverso la piattaforma Spreaker e fruibile attraverso smartphone, pc, o altro device, anche offline.

                                          Come si parla alle greggi nel Matese? Come, agli asini a Letino? E le donne quando parlano tra loro in campagna, come risuonano? Ci sono voci di bambini nei comuni del Matese? Come si impastano con quelle degli anziani?

                                          “Versi” è poesia e carnalità che si fa suono. Uno storytelling con soundesign innovativo. Seducente, leggero, accessibile, qualche volta ironico.